È una poesia che, come la precedente, svolge il tema della imperturbabilità
del Nume. La divinità, a cui pensa il poeta, non si occupa delle vicende umane.
Se ne sta nel suo regno e ogni tanto dà uno sguardo svogliato al mondo e,
tutt’al più, si limita ad un beffardo sorriso. Anche qui il Nume è
simboleggiato dalla Luna che, con la sua luce, illumina la terra e quindi vede
quello che succede ma, insensibile ad ogni richiamo, continua a starsene impassibile
nell’alto del cielo, lasciando che la malvagità della Natura agisca
indisturbata nel mondo.
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Su quel terribile evento
si levò la Luna
a illuminàr
le mura diroccate
e i tetti crollati,
e udiva
grida, pianti e lamenti.
Persino un cane
un disperato ululato
lanciava alla notte,
...e la Luna, lassù,
udiva e sorrideva,
insensibile
ad ogni richiamo,
guardava
e sorrideva!
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Metrica: Quattro quartine con
versi liberi e enjambement.
Titolo: Enuncia il tema di fondo.
Atarassia significa appunto
imperturbabilità.
v.1-16: La poesia inizia ex
abrupto, con il fatto che si è già verificato in tutta la sua drammaticità terribile evento. Le prime due strofe
sono costruite sulla contrapposizione tra il cielo con la Luna che emana la sua luce, e la devastazione mura diroccate / tetti crollati, prodotta dal terremoto. Le grida, i pianti, i lamenti dei
superstiti contribuiscono ad alzare il climax dei versi e li caricano di
pathos. Diventa protagonista della poesia con il suo disperato ululato
(voce onomatopeica) anche un cane,
che è comunque
un essere
vivente, e come tutti, soggetto al dolore. La caratteristica della Luna, e quindi della Divinità, è
l’insensibilità di fronte anche ai più tragici eventi. L’avverbio di luogo lassù sottolinea la lontananza e
l’indifferenza per le vicende umane. Udiva
e sorrideva / guardava / e
sorrideva sono antropomorfizzazioni.
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