È una delle varie poesie dedicate
all’uomo che è sempre o quasi
sempre visto da Palazzini come un essere spregevole.
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Tu odi,
torturi,
uccidi,
mai sei pago del male.
Sei
peggiore della morte
e
non puoi
che
agìr così,
perché
sei uomo.
Io non ci sto,
preferisco la vita:
per questo
m’accompagno agli
animali.
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Metrica:
Tre quartine con versi a schema libero e enjambement.
Titolo:
È emblematico del tema di fondo.
v.
1-4: La poesia ha come protagonista l’uomo che, come sempre, è visto nei
suoi aspetti peggiori. Qui sono evidenziate, in modo esemplificativo, alcune
caratteristiche che purtroppo lo distinguono da tutti gli altri esseri
viventi, odi / torturi / uccidi, e quello che è ancora più
grave, è che non si stanca mai di commettere consapevolmente il male.
v.
5-12: Le ultime due strofe sono lasciate alle riflessioni del poeta che, come
sempre, intende prendere le distanze dal comportamento troppo spesso
deprecabile dell’uomo. La seconda quartina è animata dal più cupo
pessimismo sottolineato da un verso che purtroppo non lascia aperta nessuna
speranza sei peggiore della morte e che toglie all’uomo quella
che dovrebbe essere la caratteristica che lo distingue dagli altri esseri
viventi: l’umanità che però ha irrimediabilmente perso sin dalle sue origini.
Il v. 9 è perentorio: l’io si contrappone in modo deciso al tu
del v.1 (ossimoro). Il poeta non vuole essere partecipe e complice di questo comportamento inqualificabile io non ci sto
e ribadisce il concetto in modo estremamente chiaro, mettendosi dalla parte
della vita: meglio è allora accompagnarsi agli animali, almeno il
loro comportamento non è mai animato dalla cattiveria.
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