mercoledì 26 ottobre 2016

il vegetariano

È una poesia che sembra affrontare un problema molto dibattuto, se mangiare carne o verdure. In realtà all’autore interessa solo mettere in evidenza uno dei tanti difetti dell’uomo: la sua ipocrisia.

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- Molto son rispettoso
della vita
chè sol d’erbe
mi cibo, -
diceva
il buòn vegetariano.
- Salvo così
il tacchino,
il pollo
e il maialino. -
- Di certo
tu ti arroghi
un gran diritto,
ma ad un Altro
spetta l’arbitrio sulla vita.
Non fare il moralista,
non farti difensòr
di cause perse,
o forse ignori
che anche i vegetali
sono vita? -

Metrica: Tre strofe di varia lunghezza con versi a schema libero e enjambement.
Titolo: È l’apparente tema di fondo.
v.1-10: La poesia inizia con la presentazione del vegetariano che, adducendo una motivazione insostenibile, si vanta di essere difensore della vita poiché, nutrendosi di soli vegetali, risparmia gli animali. La sua ipocrisia si fa sempre più evidente con il procedere dei versi, sottolineata dagli aggettivi molto e buòn, dall’avverbio sol e dalla citazione a titolo esemplificativo di alcuni animali che per la maggiòr parte delle persone rappresentano il cibo quotidiano e per il vegetariano sono solo crudeli uccisioni. Buòn, riferito al vegetariano, è detto chiaramente in senso ironico.

v.11-21: Nelle ultime due strofe interviene, come è sua consuetudine, il poeta per apostrofare il comportamento, quanto meno discutibile, del vegetariano che si arroga un diritto che non gli appartiene, in quanto solo ad un Altro, cioè a Dio, spetta decidere sulla vita e sulla morte di tutti gli esseri viventi. Un  vegetale non fa parte forse degli esseri viventi come gli animali, e non ha anche lui diritto all’esistenza? Poichè però non si può vivere senza nutrirsi, ognuno è libero di mangiare ciò che vuole, ma senza falsi moralismi e soprattutto senza ipocrisia. In ognuna delle strofe è presente la parola chiave vita, per rimarcare in tutta la poesia il diritto di tutti gli esseri viventi di esistere.

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