È una poesia che sembra affrontare
un problema molto dibattuto, se mangiare carne o verdure. In realtà
all’autore interessa solo mettere in evidenza uno dei tanti difetti
dell’uomo: la sua ipocrisia.
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Molto son rispettoso
della
vita
chè
sol d’erbe
mi
cibo, -
diceva
il
buòn vegetariano.
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Salvo così
il
tacchino,
il
pollo
e
il maialino. -
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Di certo
tu
ti arroghi
un
gran diritto,
ma
ad un Altro
spetta
l’arbitrio sulla vita.
Non fare il moralista,
non farti difensòr
di cause perse,
o forse ignori
che anche i vegetali
sono vita? -
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Metrica:
Tre strofe di varia lunghezza con versi a schema libero e enjambement.
Titolo:
È l’apparente tema di fondo.
v.1-10:
La poesia inizia con la presentazione del vegetariano che, adducendo
una motivazione insostenibile, si vanta di essere difensore della vita poiché,
nutrendosi di soli vegetali, risparmia gli animali. La sua ipocrisia si fa
sempre più evidente con il procedere dei versi, sottolineata dagli aggettivi molto
e buòn, dall’avverbio sol e dalla citazione a titolo
esemplificativo di alcuni animali che per la maggiòr parte delle persone
rappresentano il cibo quotidiano e per il vegetariano sono solo crudeli
uccisioni. Buòn, riferito al vegetariano, è detto chiaramente in
senso ironico.
v.11-21:
Nelle ultime due strofe interviene, come è sua consuetudine, il poeta per
apostrofare il comportamento, quanto meno discutibile, del vegetariano
che si arroga un diritto che non gli appartiene, in quanto solo ad un
Altro, cioè a Dio, spetta decidere sulla vita e sulla morte di tutti
gli esseri viventi. Un vegetale non fa
parte forse degli esseri viventi come gli animali, e non ha anche lui diritto
all’esistenza? Poichè però non si può vivere senza nutrirsi, ognuno è libero
di mangiare ciò che vuole, ma senza falsi moralismi e soprattutto senza
ipocrisia. In ognuna delle strofe è presente la parola chiave vita, per
rimarcare in tutta la poesia il diritto di tutti gli esseri viventi di
esistere.
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